Biografia 

Silvia Abbiezzi è nata il 1° luglio 1966 a Milano, città in cui si forma, vive e lavora.

Dal 1972 al 1981 frequenta un corso di pittura su ceramica, dove acquisisce tecniche decorative come lo "spolvero" e la "doratura", per poi continuare la propria formazione con il conseguimento del diploma di maturità artistica nel 1984.

Laureata in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1989, ha insegnato figura disegnata in un liceo artistico della sua città, ha esposto in Italia e all'estero e ha ricevuto premi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali.

La sua opera fa parte di collezioni pubbliche e private ed è presente in Archivi nazionali come il MUSINF (Museo d'Arte Moderna dell'Informazione e della Fotografia), l'Archivio FMF (fondo Malerba per la Fotografia) e il Museo MIUMOR (Museo Internazionale dell'Umorismo nell'Arte).

Nella sua ricerca artistica, curiosità e autocritica si manifestano attraverso pittura e fotografia, scultura e installazione, video e performance.

La poetica "abbiezziana" è caratterizzata da una tendenza figurativo-concettuale impregnata di espliciti riferimenti al Ready-made, alla Pop-Art e al Surrealismo.

L'artista si distingue per una marcata tendenza alla sperimentazione che si esprime mediante tecniche e materiali di vario genere: lastre radiografiche, frammenti di stoffa e plastica, gommapiuma, filo di sutura e oggetti di recupero. Sulle sue tele campeggiano corpi femminili destrutturati, sebbene integri e riconoscibili nella loro iconicità che trae spunto da culture differenti.

"Lo sguardo analitico dell'artista è rivolto spesso allo studio della 'disgregazione' dell'immagine femminile, tipica della comunicazione commerciale e non. (...) In un'epoca in cui l'artificiale prevale sul naturale, la rappresentazione del femmineo rigetta la retorica del corpo-merce, è pura analisi introspettiva, occhio che scava nel profondo" (Riccardo Infante 2008).

Tema ricorrente è quello della "bocca cucita", simbolo di una comunicazione che ha perso la sua funzione riducendosi a vuota chiacchiera: specchio di una società in cui il neolinguaggio livella il fondamentale e l'insignificante, il valore e l'effimero. Le sue "bocche cucite" sono state esposte a Città di Castello, Venezia, Torino e a Biella nel 2005, a Milano, presso la storica Libreria Bocca, a Napoli, Potenza e Francavilla al Mare in una mostra itinerante curata da Philippe Daverio nel 2006, a Roma, Bologna, Murano e Palermo, nel 2007, presso il Lui Haisu Art Museum aShanghai e Palazzo Lancellotti a Roma nel 2008, quindi a Milano nel 2010, nella personale "A bocca chiusa" e nel 2014 presso la Società Umanitaria nella collettiva "Silenzio e sale".

Le tematiche ambientali sono affrontate con lo spiccato spirito critico che la contraddistingue. L'osservazione del paesaggio urbano e la denuncia del'irreversibile deterioramento dell'ambiente e dell'atmosfera l'hanno portata a vincere il 1° premio "Città dell'Aria" e ad esporre presso il Museo dell'Aranciaia a Colorno (PR) nel 2007.

Nel 2008 è ospite del Museo del Lago di Verbania con un'installazione "site specific" in cui la protagonista è l'acqua, rappresentata attraverso icone evocative (reti da pesca, rifiuti di materiale plastico, il suono registrato di un piovasco, ecc.), attorno a un inconsueto altare rivestito di carta riciclata e sormontato da un numero indefinito di bottiglie di plastica blu semivuote e lumini accesi.

Le sua installazioni si concretizzano attraverso l'impiego di materiale riciclato, organico e inorganico, con una predilezione per la plastica, spesso prelevata direttamente dai bidoni dell'immondizia, alludendo, così, alla Trash-art. Lo dimostra l'installazione "site specific", con i suoi sei metri di diametro, realizzata presso gli Orti Bassini, al Parco Nord di Milano nel 2009. Ispirata dal Pacific Trash Vortex, un'isola composta da plastica galleggiante abbandonata, nell'oceano Pacifico, per la noncuranza umana, "l'artista con reti da pesca vuole recuperare idealmente quella plastica in questa installazione: ricreando così una nuova oasi in cui accogliere il suo orto. (...) Sensibile al problema ecologico, dopo ricerche e studi sul riciclo del materiale plastico, Silvia Abbiezzi pone in luce il tema ambientale cercando di sensibilizzare sulle tematiche della raccolta differenziata, sul riciclo e sull'uso più consapevole delle nostre risorse." (Matteo Galbiati 2009)

"Relativamente all'ibridazione della fotografia, l'Abbiezzi , usa fotografie stampate in digitale accanto a radiografie, fili di cotone, di sutura, da imbastitura, stoffe, spilli, pastelli, acrilico ed altro ancora. (...) Un lavoro "autobiografico" che offre molteplici spunti di riflessione, dal silenzio imposto alla donna all'ironia e al dolore, dallo sguardo affettuoso alla sensualità". (Giorgio Bonomi 2012)

Dal 2020, collage e grafica digitale di matrice Surrealista si alternano e si sovrappongono al disegno e alla pittura con interventi materici che si combinano con la fotografia stampata su carta cotone o su tela. Il carattere illustrativo e ironico degli ultimi lavori, la portano a vincere il secondo Premio alla XXXI ª Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte presso il Museo MIUMOR di Tolentino che ha acquisito l'opera nel novembre 2021.

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